"41st Parallel"
Nagel Heyer Records CD 2056 (2005) www.nagelheyer.com [Info Acquisto]



Tim Hagans (tpt) - Massimo Carboni (ten)
Mariano Tedde (piano) - Paolo Spanu (bass) - Gianni Filindeu (drums)
guest
Maria Pia De Vito (voc)

 

 

Sorprendente. Non c’è altro aggettivo che possa cogliere, descrivere, riassumere la musica di questo disco. E di questa band, Woodstore, che si affaccia alla ribalta internazionale con un progetto di assoluto prestigio. Vengono dalla Sardegna – una delle regioni più belle del Mediterraneo -, e la Sardegna è un’isola, con radicate e forti tradizioni culturali, artistiche e musicali. Ma i musicisti del Woodstore, invece che rintanarsi nel rassicurante microcosmo costituito dalla propria terra hanno, da sempre, inseguito, cercato – e finalmente trovato – un linguaggio universale, in grado di dialogare con l’intorno e con l’esterno, capace di istituire profonde relazioni concettuali con quell’espressività globale, con quell’estetica e con quella poetica che chiamiamo jazz.
Il Woodstore – il gruppo prende il nome dal laboratorio artigianale, una falegnameria, dove furono tenute le prime prove, e dove il progetto prese forma e consistenza – rappresenta allora un momento del tutto nuovo nel panorama jazzistico internazionale. L’apertura di compasso dell’estensione linguistica, la perizia e la cura nell’allestimento narrativo, l’articolata e puntuale dialettica tra scrittura e improvvisazione, l’emozionante contrasto tra cantabilità dei temi e complessità delle progressioni armoniche, la vivacità degli apporti improvvisativi, la solida e interconnessa tessitura d’insieme (un vero e proprio piccolo miracolo di equilibrio polifonico), la capacità di alternare figura e sfondo nelle campiture cromatiche, l’infallibile senso architettonico delle composizioni: tutto questo, è molto altro, è il marchio di fabbrica del Woodstore.
Un gruppo aperto – nel senso della costante ricerca di un dialogo interno/esterno con altre voci, altre idee – il cui nucleo è costituito da Mariano Tedde, autore di tutte le musiche, e pianista dal tocco cristallino e formidabile accompagnatore (una dote, purtroppo, assai rara nel jazz di oggi); Massimo Carboni, tenorista dal linguaggio modernissimo, e dal timbro caldo e rotondo, il cui approccio, di derivazione michaelbreckeriana, si stacca da ogni modello plausibile per quel suo sorprendente uso dei silenzi; Paolo Spanu, infallibile e agilissimo time-keeper; e Gianni Filindeu, batterista antologico e futuribile, nel cui stile coabitano, senza alcuna forzatura, decenni di storia della batteria jazz frullati e centrifugati in un linguaggio personalissimo e originale.
Formazione aperta, dicevamo, perché attorno a questo nucleo il Woodstore costruisce repliche e versioni alternative della sua musica ospitando – e dunque misurandosi, fino all’ultimo respiro –una serie di artisti dalla più varia estrazione. Come, ad esempio, la vocalist extraordinarie Maria Pia De Vito, o Tim Hagans, che con la sua incontornabile tromba, permette al gruppo di recuperare uan porzione di registro acuto al suono complessivo. Hagans – musicista di straordinario talento – aggiunge alla discorso musicale il suo sapere obliquo, la profondità delle sue soluzioni melodiche, gli spigoli e i bordi di un solismo imprevedibile, mentre Maria Pia De Vito rende evidenti, ascoltabili, inevitabili i profili fortemente melodici ed evocativi di un progetto compiuto, maturo, originale, inatteso.
Sorprendente, appunto.

Vincenzo Martorella (Critico musicale, storico del jazz, direttore della rivista Jazzit)
 


When I listen to music, I know that I like it when two things happen. One, that it will make me want to play and, two, that it will make me want to hear it again.
This record does both. It makes me feel like I would enjoy playing the set of music with the band and it makes me want to listen to it again; to try to figure out what was going on....I hope that it touches me intellectually and spiritually. The music and the musicians on this recording pay respect to the tradition without being derivative.
I go back with Tim a long way. He was the first guy I heard play live when I moved to NY. I remember thinking to myself "these guys are serious over here". When I listen to him play, I hear the history of the trumpet interpreted through a highly individual voice. It’s always exciting and inspiring and the rest of the band rises to the occasion. The music is inspired and inspiring.

Rick Margitza (Jazz saxophonist and composer)
 

 

 


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